BETTINO CRAXI

  da " I miei racconti"  

Ma lo statista socialista si sarebbe mai alleato con la Lega Nord come  Berlusconi, che si fece schiavizzare da Umberto Bossi?

Bettino Craxi

Un omone grande e grosso che spruzzava simpatia da tutte le parti anche se al primo approccio appariva un tantino schivo e quindi ti dava soggezione. Parlo di Benedetto Craxi, ma per tutti Bettino; lo conobbi una volta a Napoli in una delle tante manifestazioni cui lui era presente per dovere politico; accerchiato dalla calca di giornalisti, fotografi e collaboratori di partito, impossibile avvicinarlo anche perché a fare la propria parte c'era la solita scorta a creare più disordine che ordine. Cosi lo chiamai a voce alta, un grido secco per attirargli l’attenzione: “Benedetto!”. E lui rimase interdetto mentre gli altri lo guardavano in silenzio. Io come l’anguilla prima di diventare capitone scivolai in mezzo al gruppo per “sgranocchiargli” almeno una dichiarazione. Fui l’unico giornalista fortunato. Lui non rideva, era serio, ma io gli entrai nel cuore, lo sentivo, gli ero simpatico per averlo chiamato Benedetto. Bella giornata…Me ne andai a casa soddisfatto dopo aver condiviso con i colleghi qualche sua battuta. I giornalisti seri e coerenti cosi si comportano. Io avevo osato sfidare la scorta. Io ero di fronte all’ uomo Craxi, il primo socialista a ricoprire, nella storia repubblicana, la carica di presidente del Consi­glio dei ministri. E per giunta in due governi consecutivi. Ora sono qui, al computer, a scrivere su Benedetto. Lo voglio chiamare così, mi piace Benedetto, che però è stato anche uno dei più controversi: ciò perché nel corso della sua carriera politica fu oggetto di indagini di “Mani pulite”, condannato e ritiratosi ad Ham­mamet, in Tunisia, dove trascorse gli ultimi anni e morì rimanendo l’impronta del mutamento introdotto nella politica e nella società italiana, al di là delle estremizzazioni media­tiche, dimostrando come il craxismo abbia “lanciato” una generazione di giovani di cui, ancora a vent’anni e passa di distanza e dagli opposti fronti degli schieramenti parlamentari, le isti­tuzioni e la gestione della "cosa pubblica" ancora si avvalgono. Tant’è che dopo un decennio dalla scomparsa di Craxi il presidente della Repubblica, (oggi ex presidente) Giorgio Napolitano, scrive una lettera indirizzata alla Signora Anna, vedova, ricostruendo la vicenda umana e politica dell’ex premier travolto da “Tangentopoli segnalando come la sua figura abbia lasciato una impronta non cancellabile nella storia d’Italia”. “Non dimentico - scrive Napolitano alla Signora Anna -  il rapporto che fin qui dagli anni ’70 ebbi con lui per il ruolo che allora svolgevo nella vita politica parlamen­tare. Si trattò di un rapporto franco e leale, nel dissenso e nel consenso che segnavano le nostre discussioni e le nostre relazioni anche sul piano istituzionale. E non dimentico quel Bettino Craxi, giunto alla guida del Partito Socialista Italiano, rappresentò come protagonista del confronto nella sinistra italiana ed europea. Ma non è su ciò che oggi posso e intento tornare. Per la funzione che esercito al vertice dello Stato - scrive ancora Napolitano - mi pongo, cara Signora, dal solo punto di vista dell’interesse delle istituzioni repubblicane, che suggerisce di cogliere anche l’ occa­sione di una ricorrenza carica - oltre che di dolorose memorie personali - di diversi e controversi significati storici, per favorire una più serena e condivisa considerazione del difficile cammino della democrazia italiana nel primo cinquantennio repubblicano”. E la vedova rin­graziandolo, risponde: “Non smise mai di pensare al bene dell’Italia e degli italiani…Mio marito lavorò tutta una vita per l’affermazione delle idee in cui egli ha creduto con passione ed entusiasmo per rafforzare i valori di democrazia e di libertà in Italia e nel mondo. Egli riposa in terra di Tunisia, non smise mai di pensare al bene dell’Italia e dei suoi concittadini che per Suo tramite, intento, in questa occasione, ringraziare”. Ecco, con queste parole finisco di scrivere questa cosa che mi ricorda una  figura decisiva nella storia recente. Ma che purtroppo mi porta alla mente il cattivo andamento della politica odierna, quella che da un ventennio a questa parte ha tramutato il parlamento come l’ultimo cesso pubblico situato in una qualsiasi piazza. Qualcuno potrebbe ammonirmi così: “Ma, Berlusconi era fi­glioccio di Craxi”. E vero, ma io domando: Craxi, si sarebbe mai alleato con la Lega Nord di Umberto Bossi, facendosi schiavizzare come Berlusconi? Io credo proprio di no. Anzi, dico di più: Benedetto era un accanito ammiratore di Garibaldi.

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