AFGHANISTAN, ITALIA CREDIBILE AI TALEBANI. SI DIALOGO

 
Il corsivo 
Giuseppe Conte l'altro giorno ha detto che "con i talebani ci vuole un dialogo serrato", non ha sbagliato; ha dimostrato, invece, stile e grande intelligenza. Ma è stato bersagliato dalla cattiva critica di numerosi politici italiani. Anche a Mario Draghi - secondo indiscrezioni trapelate - avrebbe dato fastidio la frase del suo predecessore. Tutti contro Conte. E con l'ausilio di quella stampa ormai inadeguata perché vecchia. Non a caso il giorno dopo, inaspettatamente, i paesi della Ue si sono espressi a favore di un probabile dialogo con i talebani. Intanto Cina e Russia hanno già fatto un passo avanti manifestando di voler trattare.
Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita e Pakistan, in passato, già prima dell' invasione degli americani in Afghanistan, avevano dato un importante riconoscimento diplomatico ai talebani. L' Europa dunque è ancora fuori da ogni effettivo tentativo di approccio con il nuovo Emirato Islamico Afghano. Manca quindi un Paese interlocutore per un eventuale e reciproco sviluppo economico dal quale potrebbe anche nascere un maggiore consolidamento sociale oltre che politico. E in tale contesto, l'Italia, per nome e per conto della Ue, potrebbe avere un ruolo importante poiché gode di buona reputazione per poter essere creduta nelle trattative con l'Afghanistan, che possiede ingenti quantità di risorse energetiche e minerarie. L' Afghanistan rappresenta uno snodo strategico dell’Asia centrale, crocevia di gasdotti e giacimenti di petrolio. Le riserve locali, circa 1400, contengono cromite, carbone, rame, oro, ferro, gas naturale, petrolio e altre risorse. E non è tutto: possiede circa 3 trilioni di dollari di minerali non sfruttati. Ma c'è altro: nonostante la presenza di riserve di gas e minerali sia notevole, l'Afghanistan produce oltre il 90% della fornitura mondiale di oppio. E nel sottosuolo il tesoro di metalli preziosi. Mosca e Pechino tengono colloqui sulla costruzione e il rafforzamento di legami economici. E gli Stati Uniti devono decidere come comportarsi nei confronti dell' oleodotto attualmente in costruzione che ha come obiettivo quello di aggirare il gasdotto degli ayatollah iraniani. Insomma tutti si aspettano qualcosa di buono. In tutto questo, però, non c'è nessun paese Ue che possa permettersi di avvicinare i talebani con disinvoltura, se soltanto l'Italia da sempre promotrice del dialogo e della pace. Anzi, negli ultimi anni ha svolto un ruolo positivo nelle relazioni internazionali, in diverse aree e con strategie diverse. E si va dal contributo fornito al rilancio delle relazioni con Russia e Iran alla mediazione nel Conflitto israelo-palestinese; ha molte truppe dispiegate in Medio Oriente e in tutto il mondo per missioni di pace. E che dire delle missioni in Libano e della stessa missione in Afghanistan? Qui i talebani di oggi, da bambini, hanno assaporato le tavolette di cioccolato dei nostri soldati. Quindi ha fatto bene Giuseppe Conte a lanciare il monito del "dialogo serrato" con i talebani. Anche perché  un conto è l' ideologia politica-religiosa, ben altra cosa è il tavolo delle trattative per lo sviluppo economico reciproco. Insomma, nel mondo c'è soltanto un Paese che ha le attitudini per consolidare i rapporti con l' Emirato Islamico afghano, si chiama Italia, credente in Gesù Cristo, ma credibile ai talebani.  





 


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